STRALCIO  DAL  MIO  VOLUME : 

"ZOLLE  DI  RUSPANTE  SAGGEZZA  E  CULTURA  CIVICA  DI  BASE"

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Io credo fermamente

■ che possa e debba esistere un potere legittimo, frutto del conferimento a strutture pubbliche di una aliquota del 'sovrano' potere personale di ogni libero cittadino (che ne conserva sempre un'aliquota determinante da mettere in campo quando lo ritenga necessario, usando strumenti di democrazia diretta);

■ e che solo grazie a tale conferimento da parte dei cittadini l'"Ente pubblico" possa essere considerato come depositario dei suoi poteri, la cui gestione, però, deve SEMPRE essere intrinsecamente e rigorosamente considerata come esercitata in regime di informato 'silenzio-assenso'.

Ritengo che, in DEMOCRAZIA, non ci possano essere altre sorgenti del diritto all'esistenza di Istituzioni di potere politico e della legittimità della loro attività

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Premesso quanto sopra, ritengo che debbano essere condivise le seguenti convinzioni

1)

Gli Stati sono strutture di servizio alle comunità di cittadini che li costituiscono, incaricate dai cittadini stessi di organizzare la vita sociale in modo da rendere semplice il partecipare ad essa.

Io ritengo che un qualunque Stato non debba essere considerato come un totem dinanzi al quale si debba inchinare chi sia capitato a vivere nell’ambito della sua attuale giurisdizione territoriale: è solo una struttura di servizio la cui esistenza è necessaria per evitare che la gestione della vita dell’uomo torni ad essere una semplice applicazione della legge della giungla.

Se, correttamente, si parte dal considerare l'Uomo come CENTRO della società civile, diviene inevitabile considerare il potere dello Stato come risultato del conferimento ad esso di una aliquota del 'sovrano' potere personale di ogni libero cittadino e che solo grazie a tale conferimento da parte dei cittadini-lo Stato stesso può essere considerato come depositario dei suoi poteri.

Nel concreto, gli Stati devono esistere se vogliamo che sussistano i semplici concetti di diritto e di dovere, in quanto qualsiasi affermazione di un diritto è subordinata alla esistenza di una struttura sociale che lo riconosca e disponga dei mezzi sufficienti a farlo rispettare.

L’uomo potrebbe e dovrebbe riconoscere gli altrui diritti e compiere i propri doveri in forza di tale riconoscimento, che dovrebbe motivarlo più della paura di una qualunque sanzione o repressione.

È anche vero, però, che esistono egocentrici, egoisti e delinquenti di vario grado. Per questo risulta impossibile la sussistenza di una organizzazione sociale basata interamente sul buon volere e sulla bontà d'animo degli individui: buon volere che comunque conserva sempre una importanza nettamente predominante.

Da qui la necessità della presenza della struttura-Stato, incaricata sia di regolare la vita della comunità, sia di organizzare quei servizi che per loro natura non possono essere gestiti da privati cittadini.

2)

Lo Stato appartiene a chi faccia parte della comunità che se l'è costituito. 

Poste le premesse di cui al punto precedente, risulta evidente che uno Stato non deve e non può essere espressione di una sola classe sociale, di una etnia, di chi professi una determinata religione, di chi propugni una ideologia temporaneamente 'vincente'.

Quando si è ridotto ad essere tale, lo Stato è divenuto strumento di oppressione per tutti i cittadini non rientranti nella 'categoria' dominante. E questo va chiaramente CONTRO la definizione dello Stato come 'STRUTTURA DI SERVIZIO'.

3)

Gli Stati non detengono in sé la giustificazione della loro sussistenza. Essa risiede solo nel loro servizio alla comunità.

È bene ribadire.

L’esistenza di uno Stato non avrebbe alcun senso se esso non servisse alla comunità di individui che vivono nell’ambito della sua giurisdizione. Uno Stato che non serva i suoi cittadini è uno Stato che tradisce la sua ragion d'essere: è uno Stato che può e deve essere buttato alle ortiche.