PETIZIONE  'Corretta scelta economica di fondo'

Questa petizione vuole ricordare al nostro Parlamento quali siano le peculiarità proprie del nostro 'ambiente' (inteso nel modo più esteso possibile) e vuole invitare chi dispone del potere legislativo a non lasciarsi traviare da considerazioni fantasiose nell'impostare/gestire/regolare le attività economiche del nostro Paese, mirando SOLO ad utilizzare ed esaltare quanto di già valido sia a nostra disposizione.

Per far comprendere lo spirito (ed anche un po' di sostanza) di quel che intendiamo sostenere, riportiamo a seguire uno scritto sull'argomento.

Alla Petizione in formato PDF (click qui)

Riflessioni ed indicazioni conseguenti

Cosa ne direste se gli Emirati Arabi Uniti decidessero di impostare la loro economia sulla coltivazione del riso? E se la Libia puntasse tutto sulla esportazione di legno di betulle? E se il principato di Monaco aspirasse ad una posizione di rilievo nell'OPEC? Direste che i governanti di quegli Stati sono impazziti e li deridereste senza pietà.

Ebbene, in Italia qualcuno che poteva ha operato una scelta ben incamminata verso quel livello di razionalità, decidendo che il Bel Paese divenisse una potenza industriale 'generica' a livello mondiale e puntasse tutto sul proprio successo nel ricoprire tale ruolo. E se una certa indulgenza può essere riservata ai 'padri' della Repubblica per il fatto di provenire dall’autarchia di Mussolini e di trovarsi con un Paese sfasciato dalla guerra, non si può non rimarcare la perseveranza mantenuta dai politici nostrani dagli anni '60 in avanti nel confermare e nell’esaltare quella scelta per lo meno discutibile. Questo nonostante che già solo l’avviarsi dell’integrazione economica europea rendesse possibile ed auspicabile (se non necessaria) una distinzione dei ruoli tra le economie dei diversi Paesi.

A causa della gestione totalizzante che ne è stata fatta, la scelta di perseguire una politica da potenza industriale 'generica' è stata l'irragionevole scelta che ci siamo trascinati dietro, confermandola per decenni col risultato di trovarci a ricoprire un ruolo non nostro e ad entrare in concorrenza sul loro terreno con Paesi aventi un’autentica, storica vocazione industriale.

Ma come,

deteniamo la metà dei tesori artistici ed architettonici del mondo,

disponiamo di bellezze naturali invidiabili ed invidiate,

siamo piazzati in mezzo ad un mare caldo e godiamo di un clima che è favorevole almeno per nove mesi all’anno,

abbiamo (o forse avevamo, ma possiamo recuperarle!) tradizioni artigiane di assoluto prestigio mondiale,

abbiamo la possibilità di sfruttare commercialmente quella nostra stessa posizione protesa verso Suez e comoda a Gibilterra,

e siamo andati a puntare tutto sulla nostra capacità di far concorrenza alle potenze industriali che tali erano fin dalla notte dei tempi per disponibilità di materie prime e/o che tali dovevano diventare perché non disponevano di altre alternative per il loro sviluppo economico!

Matti, siamo stati matti!

Ora, non possiamo sognare di recuperare posizioni di prestigio nel commercio di nostri prodotti di generica manifattura: l'assurdità della scelta di puntare su una tale impostazione della nostra economia è stata abbondantemente dimostrata dal declino della nostra industria e dall'abbandono del nostro territorio da parte di aziende non impegnate in produzioni di prestigio né valorizzate da marchi di assoluto appeal commerciale.

Dobbiamo dunque prendere atto di ciò e far evolvere la nostra economia da quella di un passato organizzato attorno a posizioni di privilegio comuni alle economie 'occidentali' a quella di una responsabile gestione di attività forse quantitativamente marginali ma inequivocabilmente 'nostre' e tali da assicurarci una non risicata sopravvivenza.

Se le (de-)menti-guida della nostra economia nazionale non fossero abbagliate ed ipnotizzate da manie di grandezza decisamente fuori luogo per i motivi ricordati più sopra, nella cultura economica nazionale avrebbe già dovuto trovare ampio spazio la consapevolezza che, essendo meno dell'1% della popolazione mondiale, noi italiani siamo quantitativamente marginali a livello internazionale e in questa riconosciuta marginalità dobbiamo costruirci e consolidare una nostra sufficiente e solida nicchia.

Rendiamocene finalmente conto ed operiamo con convinzione la conseguente scelta di puntare alla adeguata valorizzazione delle nostre storiche 'eredità': arte, artigianato, cultura, patrimonio architettonico, urbanistico, archeologico, … con l'aggiunta anche di risorse naturali, paesaggistiche, climatiche, ambientali e di sopraffine tradizioni culinarie. Il tutto da integrare con servizi di qualità alla persona, prestati in oasi in cui sia gradevole e salubre il soggiorno.

Se non siamo scemi, l'obiettivo dell'Italia può e DEVE essere quello di divenire il 'centro-benessere' fisico e spirituale-culturale-esistenziale del mondo intero!

 

 CONSEGUENTI SCELTE OPERATIVE

VALORIZZAZIONE DEI NOSTRI TESORI

Probabilmente, la valorizzare dei nostri 'tesori' (arte, patrimonio architettonico, urbanistico archeologico, ...) potrà portare a risultati quantitativamente adeguati solo con l'APERTURA in CONCESSIONE o in SIMILENFITEUSI1 dell'uso di beni pubblici da parte di IMPRENDITORI PRIVATI, anche e, oso scrivere, SOPRATTUTTO STRANIERI, visto che, fino ad oggi, i nostri imprenditori si sono ben guardati dall'imparare a valorizzare lo sconfinato patrimonio di cui disponiamo (che dovrebbe essere meticolosamente inventariato) ed in cui quasi quasi affoghiamo.

Dobbiamo imparare, ad esempio, dalla Francia, dove non si compie un passo senza essere colpiti da 'messaggi' che ostentano monumenti, reperti, particolarità del territorio che si abbia la ventura di attraversare.

Anche a dispetto della burocrazia!

Aggiungiamo: conoscendo un po' la mentalità di troppi funzionari di pubbliche amministrazioni, osiamo aggiungere che quanto appena proposto deve essere messo in atto, oltre che con urgenza, anche IMPERIOSAMENTE, alla faccia della ostruzionista ed inibente burocrazia.



Probabili effetti sull'occupazione (specie giovanile)

Sottolineiamo come l'attuazione di quanto proposto qui sopra comporti inevitabilmente una immediata iniezione di risorse nel sistema-Italia ed uno stimolo all'occupazione: l'imprenditore straniero che intendesse far fruttare una parte del nostro enorme ed inutilizzato patrimonio si troverebbe inevitabilmente ed immediatamente nella necessità

di individuare, adattare e/o recuperare spazi ed 'oggetti' attraenti ma sostanzialmente abbandonati;

preparare tutta la documentazione informativa e pubblicitaria per l'attività da intraprendere.

Tutto questo, se davvero messo in essere, avrebbe sicuramente un notevole impatto positivo, producendo una occupazione molto probabilmente giovanile e culturalmente qualificata. Aumenterebbero le probabilità di trovare un impiego per quei nostri ragazzi che abbiano studiato storia dell'arte ed altre materie considerate molte volte delle perdite di tempo agli effetti della ricerca di una valida occupazione.



'TESORO-TERRITORIO' ...

Sua difesa dall'assalto urbanistico

È banale: l'invasione del terreno con opere di urbanizzazione/ impermeabilizzazione modifica l'equilibrio naturale del luogo ove si intervenga. Questo non è cosa da prendere alla leggera perché nel suolo si impiantano varie forme di vita che ci aiutarci a conservare anche la nostra esistenza ed è chiaro che questa occupazione selvaggia del suolo deve essere frenata.

Anche se la coltivazione di piante ornamentali e la realizzazione di parchi e giardini deve essere considerata come attività 'in regola' con la scelta strategica indicata, il suolo deve altrimenti essere utilizzato o per produrre specialità agro-alimentari (spingendo le produzioni di nicchia, ove presenti) o, altrove, per far eventualmente fiorire coltivazioni 'no food' -avendo cura di studiare l’effetto di una tale attività sulla disponibilità di cibo ed avendo il coraggio di rinunciare a scelte anche ‘utili’ nell’immediato, se valutate come contrastanti con l’interesse dei più deboli.



Presidio (e difesa) del suolo

Se vogliamo evitare di guastarci i paesaggi con le ferite inflitte alle pareti montagnose dalle frane o, addirittura, di trovarci i nostri monti trascinati a valle, dobbiamo tenere adeguatamente sotto controllo il nostro territorio: per evitare che il terreno scenda a valle, dobbiamo far sì che anche la gente riesca a non franare a valle, per restare lì e sorvegliare e ad intervenire (o, per lo meno, segnalare le necessità di intervento).

Questo presidio del territorio potrà riuscire ad essere efficace solo se ad essere presenti fossero persone legate al suolo anche da un concreto interesse economico quale può essere quello generato da una pratica agricola.

Per sostenere una qualsiasi corretta pratica agricola anche laddove sia marginale per l'esiguità dei quantitativi dei prodotti ottenuti e per assicurare, quindi, l'attenta cura del suolo, si potrà/dovrà conferire un minimo di appetibilità economica e sociale al mantenimento/reinsediamento di popolazione istituendo 'Zone (quasi)franche' dal fisco' sia per le attività che ivi si insediassero (o restassero attive, se già ci fossero), sia per i residenti.

Oltre che ad incidere sulla sostenibilità economica della vita degli operatori (anche agricoli) locali, questa scelta potrà consentire ai potenziali esercenti di attività commerciali di vendita al dettaglio di non sforare troppo nei confronti della grande distribuzione e quel modesto locale surplus di prezzo che sicuramente ci sarà (ma compensato dalla detassazione), dovrà essere considerato come una ‘retribuzione’ versata dalla 'res publica' per facilitare la vivibilità delle aree lontane dai centri urbani.

 

ED ANNESSO 'TESORO-PAESAGGIO'

Chi viaggi attraverso l'Italia utilizzando le sue strade (ed anche, in minor misura) i suoi treni, si trova spesso di fronte edifici fatiscenti, semi-diroccati, quando non ridotti a cumuli di macerie.

È uno spettacolo che un Paese che punti a diventare il 'centro-benessere' per antonomasia di tutta l'umanità non può fingere di non vedere né accettarlo. Per questo sarà necessario incentivare operazioni di PULIZIA dei paesaggi. Come?

Sarà possibile suggerire la demolizione e l'asportazione dei materiali di risulta di edifici privi di ogni valore storico-architettonico, concedendo alle proprietà il riconoscimento di un diritto a ricostruire i volumi originari degli edifici stessi (che ovviamente dovranno risultare dal loro censimento catastale), magari anche consentendone lo spostamento in aree diverse e non necessariamente vicine alla posizione di origine (ma nell'ambito dello stesso Comune).

Le condizioni per consentire la riedificazione dei volumi originari degli edifici demoliti (o una cospicua percentuale di essi) dovranno essere:

ri-permeabilizzazione dell'area di sedime dell'edificio originario;

versamento di una micro-cifra annuale di ricognizione del diritto.

 

 

1- Il termine 'SIMILENFITEUSI' l'ho coniato con riferimento all'ENFITEUSI (contratto agrario che comporta un'attività di miglioramento fondiario) per significare la necessità che tra i compiti affidati ai 'CONCESSIONARI' ci sia anche ben specificato quello del recupero, miglioramento, restauro, riedificazione dei beni sia mobili che immobili ad essi affidati: opere d'arte, di artigianato storico e/o antiquario, edifici storici, castelli (di cui magari resti poco o nulla) palazzi, caserme, quant'altro si riesca ad immaginare di poter ri-valorizzare.