RIORDINO / RIFORMA  DELLE  ISTITUZIONI  LOCALI

 
1. -ASSURDO POTERE LEGISLATIVO DELLE REGIONI

Non ha senso che esistano 20 legislazioni diverse sul suolo italiano. Non ha senso che un parmigiano che operi in un raggio di 100 chilometri da casa sua debba confrontarsi, oltre che con quella nazionale, anche con le legislazioni di Emilia-Romagna, Toscana, Liguria, Lombardia e Veneto. Né che un ternano se la debba vedere con le legislazioni di Umbria, Lazio, Marche, Toscana, Abruzzo, o che un molisano si trovi a scontrarsi con le legislazioni di Molise, Abruzzo, Lazio, Campania, Basilicata e Puglia!

Le leggi debbono essere UGUALI PER TUTTI  E  DAPPERTUTTO! Certo!: ci sono differenze tra la gestione del risparmio energetico a Cogne ed a Canicattì, ma abbiamo visto come questo aspetto della vita delle comunità locali sia stato regolato da un'unica legge nazionale e che, quindi, detta legge SIA STATA PACIFICAMENTE ZONIZZATA. Allo stesso modo, sappiamo benissimo come il calcolo delle strutture degli edifici, pur essendo effettuato applicando identici procedimenti, faccia riferimento a carichi di neve e vento diversi e diverse accelerazioni sismiche nelle varie aree del Paese. Anche qui un'unica legge/regola, ZONIZZATA, è sufficiente per tutta l'Italia.

Lo stesso può valere per altri aspetti della vita di tutti i giorni e può presentarsi se e quando sorgano problematiche nuove, al progredire della vita. Sulla base di queste considerazioni, è e deve essere chiaro a tutti come NON CI SIA ALCUNA RAGIONE PER CUI UN QUALSIASI POTERE LEGISLATIVO FACCIA CAPO A 20 COSTOSE STRUTTURE DIVERSE CHIAMATE 'REGIONI'.

 
2. - SQUILIBRI, INEFFICIENZE, IMPOSSIBILITA' DI FUNZIONAMENTO DI POTERI ESECUTIVI REGIONALI ACCENTRATI

Premesso che non è tutto sbagliato quello che le Regioni hanno fatto e che i pochissimi servizi funzionali che esse hanno organizzato potranno essere salvati (costituendo Aziende consortili autonome), io sostengo che le Regioni possono essere eliminate anche come centri di potere esecutivo.

Per giustificare la sua costosa esistenza, un potere il cui compito sia quello di organizzare e/o gestire i servizi messi direttamente a disposizione dei cittadini deve possedere simultaneamente almeno quattro caratteristiche:

possibilità operative nettamente migliori del potenziale potere esecutivo di livello immediatamente inferiore, per i settori di sua competenza;

sufficiente omogeneità delle situazioni su cui deve operare;

possibilità di rapportarsi con TUTTE le realtà minori da esso dipendenti;

dimensioni credibili dell’ambito di sua competenza.

Ebbene,

Regioni vaste come Piemonte, Lombardia, Sicilia, Toscana, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto possono raggiungere, come tali, una efficienza decisionale ed un livello di presenza nel dettaglio delle strutture locali tali da non poter essere migliorate, ad esempio, trasferendo ad un “Ente” di dimensione “provincial/cantonale” il relativo potere di gestione e di controllo? - no, non possono: infatti già oggi, le Regioni sono presenti sul territorio con uffici provinciali o addirittura zonali - vedi Aziende Sanitarie Locali, vedi Uffici Scolatici Provinciali (comunque chiamati),  vedi Aziende Regionali per la Protezione dell'Ambiente,

Regioni come Basilicata, Valle d’Aosta, Molise ed Umbria possono riuscire a disporre di risorse sufficienti per costituire e gestire al proprio interno tutti i servizi ospedalieri e tutte le facoltà universitarie che possono essere richieste da un qualsiasi loro cittadino?

ha senso costringere piacentini e riminesi, mantovani e varesini, pistoiesi e grossetani, bellunesi e rodigini, foggiani e leccesi, ragusani e trapanesi a coordinare in una qualsiasi misura le proprie iniziative in tema di formazione professionale, di difesa del suolo e/o di difesa dell’ambiente?

ha senso organizzare un servizio di elisoccorso coordinato tra Messina e Catania (o La Spezia e Genova), invece di organizzarlo tra Messina e Reggio Calabria (e La Spezia e Massa)?

e quale ragione politica od organizzativa può giustificare il fatto che sia Bologna a nominare i manager delle ASL e delle Aziende Ospedaliere di Piacenza, Ferrara o Forlì? Piacentini, ferraresi e forlivesi sono forse tanto 'minus habentes' da non essere in grado di pensare a se stessi?

Voglio anche ricordare come, notoriamente, il bilancio delle Regioni sia 'occupato' per circa i 3/4 dai costi della sanità.

Chiedo: è mai possibile che un servizio così frastagliato e relazionato a migliaia di 'centri di costo assai diversi (medici di base, specialisti, laboratori, farmacie, poliambulatori, …) possa essere gestito più efficacemente da un 'centro' lontano, piuttosto che da una 'struttura' vicina, a portata di controllo da parte dei cittadini sia della struttura che sugli stessi 'centri di costo'? 

E chiedo anche: escludendo la sanità, esistono residue competenze regionali che possano essere così tanto più funzionali rispetto a gestioni di dimensione provincial/cantonale da giustificare la sussistenza del costoso 'sistema Regione'?

 

Insomma, mentre da una parte ci sono Regioni troppo vaste e complesse per far riferimento ad un 'esecutivo' unico centrale, , dall’altra ce ne sono di quelle che sono destinate a rimanere in ogni caso troppo simili alle 'vecchie' province per giustificare una loro presenza autonoma sopra alle province stesse. Altre, per la semplice esistenza dei loro confini, generano anacoluti logistici inaccettabili all’interno di un solo Stato!

 

 
3. - ELIMINAZIONE  DELLE  REGIONI

Per le logiche risposte alle questioni poste e per le semplici considerazioni che esse ispirano, ritengo di poter sostenere che anche per ragioni esecutivo-organizzative, oltre che per ridurre la complessità della legislazione, l’istituzione 'Regione' possa e debba essere eliminata in quanto inutile: costosa, ingombrante, invadente, pesante superfetazione dello Stato centrale ed intralcio per l’intraprendenza e le capacità operative delle comunità locali che, nella gestione dei servizi alla popolazione, hanno il diritto-dovere di essere veramente autonome e razionalmente sovrane.

 
4. - ASSURDITÀ ISTITUZIONALE E DEMOCRATICA INTRODOTTA INVENTANDO  LE  'CITTÀ  METROPOLITANE'

Se le Regioni si sono dimostrate pesantissime e costosissime palle al piede dell'operosità di chi voglia onestamente e speditamente lavorare, che dire della grottesca invenzione delle città metropolitane?

Esiste, ad esempio, una qualsiasi razionale motivazione per cui il territorio del comune di Noale (VE) e quello confinante di Trebaseleghe (PD) siano inseriti in contesti istituzionali diversi? … e lo stesso dicasi per le aree di  Legnano (MI) e Castellanza (VA), Cavarzere (VE) ed Adria (RO), Monasterace (RC) e Guardavalle (CZ)… e quello di un numero infinito di Comuni capitati PER CASO ad essere istituzionalmente fagocitati da una qualsiasi città metropolitana o CASUALMENTE fuori dalla stessa.

Sottolineiamo l'illogicità funzionale di questa scelta ...

1) Che senso ha mettere in mano a Bologna (città metropolitana) la gestione di servizi da rendere ai cittadini di Porretta Terme (che ha cambiato nome, chissà perché) o dell'area del Brasimone? La gestione della Città Metropolitana di Bologna potrà essere ugualmente corretta, efficiente, equa nell'uso delle risorse quando si occuperà dei problemi di Via Saragozza e di quelli del passo della Futa?

2) Porretta Terme (cui hanno cambiato nome in Alto Reno Terme) è sotto il protettorato di Bologna (città metropolitana) ... Ma, restando in ambito termale, Riolo Terme, Abano Terme, Salsomaggiore Terme, Boario Terme , ecc., che non sono affatto vassalle del sindaco della loro città capoluogo …

Che differenza 'istituzionale' c'è ed ha ragione di esistere tra i cittadini di questi Comuni italiani?

Che bisogno c'era di creare nuove figure istituzionali (e ... che figureeee !!!)?

... e dal punto di vista della (pur scadente) Democrazia rappresentativa ...

3) quale anche minimo barlume di democrazia (SEPPURE L'INADEGUATA 'DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA') c'è nell'imporre come Sindaco di tutta la ex-Provincia il Sindaco del Comune Capoluogo delle Città Metropolitane, votato SOLO da( una parte de)i cittadini di tale Comune e per nulla votato dai cittadini di tutti gli altri Comuni?

Che motivo c'è per giustificare L''ESCLUSIONE' di tali elettori? 

 

Che fare?  NON RESTA CHE CASSARE ANCHE QUESTO ESTEMPORANEO INUTILE ESPERIMENTO

 

 
5. - ... INSOMMA: PULIZIA  GENERALE !

Valutando con sufficiente chiarezza e fermezza quanto sopra, penso sia chiaro quanto sia auspicabile/ necessario instaurare un sistema di autonomie che faccia piazza pulita

dell'obbrobrio delle Regioni,

delle infelici “competenze concorrenti”,

delle fantasiose 'città metropolitane', 

e, intanto che ci siamo, PIAZZA PULITA ANCHE DELLE SUPERFETAZIONI CHE INFESTANO LA VITA DI NOI CITTADINI (comunità montane, consorzi di bonifica, ecc.).  

Via TUTTO! e facciamo spazio alla POSSIBILE EFFICIENZA DELLA DIMENSIONE PROVINCIAL/CANTONALE, in un quadro istituzionale FINALMENTE RIPULITO! 

 
6. - CRITERIO  DI  RIORGANIZZAZIONE  E SUE  DIRETTE  CONSEGUENZE 

Come già esposto in questa pagina, compito della 'res publica' è la definizione e, eventualmente, la gestione dei servizi richiesti dai suoi cittadini (e che siano materialmente da essa gestibili).

 

In teoria, detta definizione e gestione dovrebbero competere 'alla comunità di cui i cittadini facciano parte', cioè verrebbe da dire "al Comune".

Il Comune, dunque, deve essere la 'cellula' politica di base e la struttura organizzativa dei servizi da rendere ai cittadini ... QUANDO CIÒ SIA ORDINARIAMENTE E GENERALMENTE FUNZIONALE.

 

Quando si tratti di settori e/o servizi la cui gestione non può essere circoscritta all'ambito puramente comunale, la competenza dovrà obbligatoriamente essere trasferita dai Comuni alla Provincia/Cantone, UNICA ENTITÀ DIMENSIONALMENTE VOCATA, ad esempio, A GESTIRE:

sanità pubblica;

pubblica istruzione di ogni tipo e livello diverso o superiore a quella dell’obbligo;

organizzazione della logistica e del personale di servizio alla Magistratura nei Tribunali;

beni culturali, ambientali, artistici ed architettonici;

turismo;

trasporti pubblici locali;

viabilità intercomunale;

agricoltura;

gestione delle risorse del territorio, con particolare attenzione ad ambiente, energia, risorse idriche ed assetto idrogeologico dei suoli (per quest'ultima specifica competenza, sarà necessario imporre la collaborazione in COMITATI appositi di tutte le Province/Cantoni il cui territorio faccia parte anche solo parzialmente di bacini imbriferi comuni);

gestione delle imposte come da punto C.1 lettera b) alla pagina precedente;

coordinamento della programmazione urbanistica;

coordinamento delle politiche sociali dei Comuni federati;

protezione civile locale;

interventi di controllo e di attiva promozione nei settori dell’economia, del lavoro e della politica della casa.

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 Le Province/Cantoni, poi, debbono poter collegarsi tra loro, associarsi A GEOMETRIA VARIABILE, gestire iniziative di qualunque genere per organizzare servizi o realizzare strutture e infrastrutture troppo onerosi per una sola di esse, oppure anche per presentarsi come entità unica (DISTRETTI SPECIALIZZATI) di fronte ad istanze amministrative o politiche, nazionali o internazionali.

 

Ciò che non ricadrà tra le competenze delle Province/Cantoni sarà di competenza dello Stato.  Ad esempio:

funzione legislativa principale (le zonizzazioni saranno competenza delle Province/Cantoni e dei Comini);

esercizio della giustizia e gestione degli istituti di pena;

gestione dell’ordine pubblico;

politica estera;

difesa del territorio nazionale;

definizione delle imposte come da punto C.1 lettera a) alla pagina precedente;

politica nazionale dei trasporti, delle comunicazioni e delle relative infrastrutture;

politica ambientale ed energetica nazionale;

coordinamento centrale della protezione civile;

definizione dello standard minimo nazionale della pubblica istruzione;

verifica dell’efficienza del sistema sanitario e della correttezza e solvibilità del sistema previdenziale di base;

gestione della moneta e della politica monetaria.

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