(Pagina forse un po' pesante, ma forse tanto importante da meritare la fatica)

PIENA LIBERALIZZAZIONE DELLA POLITICA

È chiaro: se davvero crediamo nei valori enunciati, non possiamo accettare che la politica resti campo d'azione riservato a coloro che hanno okkupato i vertici della Repubblica ed agli sciagurati corpi intermedi di loro proprietà.

Oltretutto, la nostra pur lacunosa Costituzione, nel suo terzo articolo, perorando l'eguaglianza tra tutti i cittadini, incarica la Repubblica di rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla piena partecipazione di tutti i cittadini stessi ('lavoratori') alla vita sociale, economica e POLITICA del Paese.

Il primo passo da compiere è dunque quello CULTURALE di LIBERALIZZARE LA POLITICA NELLA NOSTRA MENTE: dobbiamo liberarci NOI PER PRIMI dei pregiudizi, degli schemi mentali che ci hanno portati all'attuale condizione servile, perché diverrà ineludibile la LIBERALIZZAZIONE della politica e la sua praticabile apertura ai cittadini solo se essi fossero disponibili a rendersene 'attori', a non schernirsi ritraendosi nel loro guscio privato quando siano chiamati a partecipare.

Per innescare questa importante innovazione nell'atteggiamento dei cittadini è necessario che passino due convinzioni:

1 – già ora qualsiasi nostro comportamento è 'politico', in un senso o nell'altro:

quando si adotti la squallida politica dello struzzo, limitandoci a circoscrivere il nostro interesse solo a noi ed ai nostri piccoli interessi del momento,

oppure, aprendo la porta al responsabile impegno, quando anche le chiacchiere di vicinato riescano a portare i dialoganti a porsi la domanda: “Noi, cosa possiamo fare?”, ed a dare ad essa una fattiva risposta;

2 - “Anche se non vi occupate della politica, la politica si occuperà comunque di voi” (J.F.Kennedy): ognuno di noi può evitare di farsi carico dei problemi della comunità, può defilarsi fin che vuole, ma, infine, il “prodotto” della politica ricadrà SEMPRE ed ANCHE sui 'fuggiaschi', sotto forma di leggi, di politica fiscale, di scelte sui servizi che l'Ente Pubblico sia chiamato a fornire. Dunque e allora, È SCIOCCO CONTINUARE A 'NON-ESSERCI' ...

Ma 'ESSERCI' come singoli non è facile né producente: anche il migliore di noi, da solo, non può incidere se non in ambito personale o familiare. Per presentare istanze politiche è necessario che esse abbiano un retroterra collettivo.

E qui pare che caschi l'asino perché, mentre non vogliamo accettare la presenza di quei 'corpi intermedi' chiamati 'partiti', evochiamo la presenza di entità collettive … sembra dunque che non ci sia scampo! Invece una strada diversa c'è, è lì, aperta e percorribile. Infatti, di entità collettive, di aggregazioni di cittadini, ce n'è a bizzeffe: si chiamino 'associazioni', 'circoli', 'comitati', 'comunità', 'coordinamenti', 'cori', 'gruppi', 'movimenti', 'parrocchie', 'pro loco', 'sindacati', 'unioni', 'bocciofile', ecc. Essendo costituite da cittadini-sovrani, esse debbono/possono pretendere di essere interlocutrici dirette e non marginali degli ambiti decisionali delle istituzioni.

L'accettazione non solo formale di questo principio deve essere alla base di quella liberalizzazione della politica che, per quanto scritto negli articoli 3 e 51 della Costituzione ancora vigente, DOVREBBE ESSERE IL PRIMO SETTORE DA LIBERALIZZARE, dando così veste istituzionalmente riconosciuta alla 'società liquida' tratteggiata da Bauman-

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Quanto affermato qui sopra va accompagnato da una nuova cultura della scelta.

Posto che:

i partiti ('catene della grande distribuzione della politica') sono entità malefiche;

il leaderismo (ulteriore degenerazione della già degenere partitocrazia) invece pure;

nessuno può chiamarsi fuori dall'occuparsi della politica;

da solo, nessuno di noi può ottenere risultati;

qualsiasi aggregazione di cittadini deve disporre di canali istituzionali per partecipare e 'contare',

se restassimo legati a quella concezione della politica che ci hanno inculcato fino ad oggi, il rompicapo generato dalla voglia di dar il giusto peso ai punti appena elencati sarebbe irresolubile.

È dunque necessario cambiare il paradigma, e l'unica scelta che può avviare un nuovo accettabile corso è quello di trasferire il centro dell'attenzione dei cittadini-sovrani dal soggetto politico al progetto politico:

non più una viziata scelta del SOGGETTO (cioè del 'personaggio-leader-guru-fuhrer', dello 'schieramento', della 'lista', del 'coordinamento', della 'rete', … )

ma una scelta guidata soprattutto da considerazioni sui PROBLEMI DA AFFRONTARE e RELATIVI INDIRIZZI E/O PROPOSTE DI SOLUZIONI nella e per la gestione della comunità, nonché partecipazione alla loro soluzione/realizzazione.

DEMOCRAZIA  esclusivamente rappresentativa
e
 
Democrazia a filiera corta

La  Democrazia esclusivamente rappresentativa

non è affatto Democrazia


Sapete bene che il significato della parola “Democrazia” è “Autorità, potere, Governo ('kratos') del Popolo ('demos')”. E governare significa prendere delle decisioni, operare delle scelte: non è governare l'essere limitati a scegliere (malamente) chi sia chiamato a decidere.

Non lo sarebbe neppure nelle condizioni ottimali perché:

1. - nelle campagne elettorali, i temi trattati non riguardano mai la totalità delle problematiche presenti all'interno della comunità nazionale, ma solo quelle tirate in ballo dai politici-candidati, secondo la loro convenienza  (quindi i cittadini-elettori sono comunque portati a decidere il loro voto basandosi solo su 'pezzi' della realtù esistente - 'pezzi', poi, non scelti dai cittadini stessi);

2. - è praticamente impossibile che un elettore sia d'accordo al 100% con le proposte dei candidati (o, peggio ancora, delle 'liste') cui alla fine concede il proprio voto;

3. - è impossibile che possa funzionare una qualsiasi assemblea elettiva se tutti i suoi componenti fossero puntigliosamente fedeli al loro programma elettorale; questo perché non capiterà MAI che si possa raccogliere una maggioranza assembleare su un qualsiasi argomento presente nel programma elettorale di raggruppamenti politici diversi tra loro. Gli stessi saranno quindi costretti a non rispettare il 'loro' programma (su cui sono stati votati);

4. - dopo le campagne elettorali, nel corso della legislatura/consiliatura, succedono fatti e si evolvono situazioni su cui i cittadini non possono aver ragionato quando hanno potuto votare.

Considerando che, dopo le elezioni, gli eletti si arrogano TUTTO il diritto di governare, anche andando oltre i programmi parziali su cui si è discusso, oltre i dissensi compressi di chi si sia turato il naso mentre votava, oltre e fuori dai propri programmi elettorali, oltre la conoscenza dei fatti consolidata al momento del voto, è evidente quanto sia scarso l'effettivo 'governo' da parte del popolo-sovrano: 'governo', 'potere' temporalmente limitato ad un solo secondo (quello sufficiente a tracciare una crocetta) sui 157.788.000 secondi che compongono i cinque anni di una ordinaria legislatura/consiliatura e, oltretutto, limitato alla apposizione di quella crocetta.

È dunque e comunque chiaro che in una Democrazia esclusivamente rappresentativa, anche se fosse funzionante in condizioni ottimali, di democrazia ce ne sarebbe ben poca.

In Italia, poi, le 'condizioni ottimali' sono ben lungi dal sussistere, considerando tutte le forzature che siete riusciti ad inventare ed imporre alla nostra nazione: dal 'Matterellum', al 'Porcellum', al 'Rosatellum che è in fieri, ed a tutte le leggi elettorali locali inutilmente, ingiustificatamente e spudoratamente maggioritarie, tese a confinare o ad escludere le espressioni minoritarie pur sempre presenti nelle comunità.

ANELITO  ALLA  DEMOCRAZIA

'A FILIERA CORTA'

IL POTERE A

In forza del riconoscimento da parte nostra dei valori assunti come tali,

AFFERMIAMO

che l’unico sistema accettabile di gestione della 'Res publica' e di definizione delle regole della vita sociale

È LA DEMOCRAZIA  'A FILIERA CORTA',

intesa come responsabile esercizio della nostra collettiva sovranità

nel provvedere a quella gestione ed alla definizione di quelle regole,

mai riducibile alla periodica scelta di delegati.

Per questo, consapevoli anche dell’oggettiva umana impossibilità

di realizzare un corretto sistema politico organizzato in una forma di integrale democrazia diretta,

mentre è inevitabile che le Istituzioni siano normalmente gestite in regime di democrazia delegata in cui

i delegati siano eletti in condizione di reale eguaglianza tra i candidati

e, una volta eletti,

agiscano costantemente in condizione di 'silenzio-assenso' dei 'sovrani',

 

NOI DOBBIAMO PRETENDERE che

ai cittadini, resi finalmente sovrani, sia sempre riconosciuto il diritto di intervenire con strumenti di democrazia diretta a cambiare le determinazioni assunte dai delegati-eletti quando le loro scelte si scostino in misura inaccettabile da quelle più gradite ai 'sovrani' stessi;

i cittadini siano abilitati a proporre/approvare direttamente provvedimenti anche rigettati dai delegati, assumendosene consapevolmente la responsabilità economico-fiscale;

i delegati-eletti siano tenuti a rispondere in tempi certi e brevi a richieste/quesiti proposti dai cittadini;

i delegati-eletti siano tenuti a valutare sempre le proposte emergenti dalla cittadinanza ed a motivarne l’eventuale rigetto, dando prova di averle accuratamente esaminate;

i delegati-eletti siano tenuti a rispondere solo ai cittadini ed alla propria coscienza e non ad una qualsiasi disciplina di parte o di partito;

siano attivati meccanismi vincolanti di orientamento programmatico continuo, per consentire a noi cittadini di essere realmente 'sovrani' ai diversi livelli della 'res publica';

sia predisposto un sistema di centri civici di informazione, riunione e riferimento per i cittadini.

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Al sistema della grande distribuzione della politica (partiti e partitocrazia), al sistema del caporalato politico istituzionalizzato (leaderismi di qualsiasi 'marca'), deve sostituirsi un sistema di 'DEMOCRAZIA A FILIERA CORTA': un sistema che ordinariamente preveda il conferimento di deleghe alla gestione della 'res publica', ma conferisca tali deleghe a persone singole soggette sempre e comunque al controllo diretto dei cittadini-sovrani, depositari del diritto di intervenire DIRETTAMENTE a correggerne/sostituirne le scelte.

 

La Democrazia Rappresentativa

può continuare a fregiarsi del nome di 'Democrazia' se ...

 

La Democrazia Rappresentativa può restare 'Democrazia' solo se e quando sia organicamente integrata da strumenti istituzionali di Democrazia Diretta, di strumenti che rendano facilmente attuabile e regolamentato l'intervento diretto dei cittadini sulle deliberazioni degli organi rappresentativi.

Quando e solo se fossero disponibili tali strumenti, il non-intervento dei cittadini costituirebbe la prova della sostanziale condivisione delle scelte dei 'rappresentanti eletti'.