STATI:   RUOLO, DIRITTI E DOVERI

Il concetto di base esposto nelle schede che trattano del ruolo, dei diritti e dei doveri degli Stati è uno solo, semplice: lo Stato deve esistere solo perché è necessario che esista una struttura che sia al servizio del cittadino e sia dotata di forza e potere sufficiente a garantire ai cittadini l'esercizio dei loro diritti e, contemporaneamente, a controllarne l'adempimento dei doveri nei confronti della comunità e dell'umanità intera.

Deve essere comunque chiaro che è lo Stato al servizio del cittadino e non viceversa.

È lo Stato che deve preoccuparsi di rendere più vivibile l'ambito entro cui trascorrono la vita gli individui che si trovano all'interno della sua giurisdizione. Non è, quindi, nel giusto ordine delle cose che il cittadino debba essere costretto a strisciare di fronte alla burocrazia, ad essere beffeggiato da chi ha il potere di mettere una firma su un qualunque foglio, ad implorare perché gli venga riconosciuto di fatto ciò che la legge già gli riconosce di diritto.

Il rispetto di leggi ed obblighi vari da parte dei cittadini nei confronti dello Stato non deve essere l'ossequio del servo al suo padrone: deve essere solo il trasferimento a favore della comune struttura di servizio del rispetto che ognuno di noi deve ad ogni altro uomo.

E deve essere acquisito anche un altro concetto: lo Stato deve semplificare la vita del cittadino, non complicargliela! Se uno Stato non riesce in questo o, addirittura, si diverte a complicare l'esistenza dei suoi amministrati (come fa lo Stato italiano), coloro che occupano posti di potere all'interno delle sue strutture devono essere sostituiti, per evitare che possano nuocere ulteriormente alla comunità ed ai singoli.

Gli Stati debbono essere solo strutture di servizio. Di per sé, gli Stati debbono essere entità neutre al servizio della gente. Per questo, non esistono 'affari esclusivamente interni' di uno Stato: su detti 'affari interni' prevale la difesa dei diritti degli individui che si trovano sotto la sua giurisdizione. "Ogni uomo è mio fratello" era lo slogan di una associazione di volontari in auge qualche lustro addietro. Ebbene, questo concetto deve essere considerato basilare per ogni azione politica, per questo anche la cosiddetta "ingerenza negli affari interni" di uno Stato è ammissibile quando viene in soccorso di diritti di "fratelli" che ne siano ingiustamente privati.

Il concetto espresso è sicuramente difficile da trasferire nella prassi in quanto i politici che gestiscono il potere nelle varie zone della Terra sono piuttosto suscettibili, per cui sarà molto difficile inventare il modo di intervenire in "casa d'altri". Sarà difficile, ma è bene che il concetto sia discusso e compreso.

Un altro concetto deve essere chiaro: il potere acquisito con la forza da uno Stato su di un territorio già gestito da un altro Stato è illegittimo. Può essere provvisoriamente tollerato se la conquista è avvenuta in risposta ad una aggressione o come contraccolpo di una occupazione militare di segno opposto, ma non potrà mai essere considerato definitivo.

Infine: non si capisce perché non debba essere definita da un referendum la risposta alla richiesta di costituire o mantenere una propria struttura di servizio (Stato) da parte di una qualunque comunità che possa essere autosufficiente o quasi. Certo, non sarà facile mettere a punto dei meccanismi che consentano il sorgere di nuovi Stati, nel rispetto dell'autodeterminazione di una certa popolazione senza danneggiare altre persone che possono diventare a loro volta minoranze etniche. Ciò non toglie che in linea di principio sia giusto tentare di definire un meccanismo corretto di distacco dallo Stato di appartenenza di una comunità che non voglia riconoscerne l'autorità.

NOTA: Anche per significare la stretta interconnessione tra la vita dei cittadini e le funzioni dello Stato, la numerazione dei 'pensieri' concernenti ruolo, diritti e doveri degli Stati prosegue quella relativa alla 'parte' "Uomo e società civile"