UOMO E SOCIETA' CIVILE

Se vogliamo veramente voltare pagina nella vita sociale e politica, dobbiamo tendere con costanza e coerenza a crearci un nuovo ordine mentale.

Se non ci predisponiamo in questa condizione di effettiva libertà e disponibilità delle nostre capacità intellettive, è difficile che possiamo riuscire ad individuare quali siano gli aspetti dell’organizzazione della società civile che sono da migliorare, da rivedere e da correggere, per renderla funzionale e trasparente e per liberarla dalle zone d'ombra artatamente predisposte da coloro che avevano ed hanno interesse a gestire spazi in cui poter sviluppare il malaffare.

Dobbiamo riuscire a modificare quelle che sono le odierne modalità d'approccio alla soluzione dei problemi che si presentano nella gestione della comunità umana: dobbiamo riuscire a definire e chiarirci quali siano le funzioni della politica, cioè dell'insieme di scelte ed azioni che si compiono per gestire la "polis", la città.

Dobbiamo puntare a far sì che la politica abbia l'Uomo e solo l'Uomo al centro della propria attenzione e tenda, soprattutto, ad esaltare ciò che l'Uomo ha di grande e di bello dentro di sé: intelligenza, gusto, sensibilità, coscienza del proprio ruolo, senso di solidarietà e rispetto innanzitutto verso gli altri uomini e, di conseguenza, verso la società e verso l'ambiente.

L'operazione tratteggiata è rivoluzionaria: è una rivolta di menti libere per un autentico risorgimento della civiltà.

Per questo è necessario rimuovere le strutture mentali artificiose, create da chi ci ha preceduto e che, scientemente o accidentalmente, ci ha creato attorno tutto lo sfascio morale e sociale che vediamo.

Coloro che nei secoli hanno gestito il potere hanno fornito diverse giustificazioni all'affermarsi di quel loro potere: Incarnazione di Dei, Guide del Popolo di Dio, Condottieri indomiti di tribù barbare, Difensori del Comune, Signore (e padrone) della città, Simboli dell'unità nazionale, Capi del popolo, Duci, Conducator, Segretari del Partito, hanno guidato le nazioni accarezzando sogni di grandezza e di vittoria, in teoria per i loro governati, troppo spesso solo per se stessi.

Oggi è necessario operare una diversa scelta di base: il nostro scopo deve essere quello di sviluppare una società finalizzata alla piena realizzazione dell'Uomo, di ogni singolo Uomo. Ma non si pensi di riesumare un umanesimo di élite: tutto l'Uomo e tutti gli uomini devono essere protagonisti di questa stagione della comunità umana.

Per cominciare, deve essere chiaro, chiarito ed accettato da tutti che nessun uomo è inutile, nessuno è indispensabile, nessun uomo è superiore o inferiore ad altri uomini.

Nessuno è inutile

Questa è una verità assoluta, da qualunque parte la si voglia leggere.

Nell'interpretazione classica, secondo l'apologo di Menenio Agrippa, per cui ognuno di noi è come un membro del corpo, con una sua funzione da svolgere.

Nell'interpretazione data dalla filosofia spicciola che assegna ai poveri per lo meno il compito di costituire termine di paragone per i ricchi, ai brutti di fungere da contraltare ai belli, agli ammalati di ricordare qualcosa ai sani.

Persino nell'interpretazione particolare dei commercianti e perversa degli arrampicatori sociali che assegna ad ognuno il ruolo di possibile cliente o di piedistallo su cui ergersi.

Nessuno è indispensabile

Di Benito, di Adolfo, di Baffone ne abbiamo avuto abbastanza di uno cadauno.

Così anche di Franco, di Pinochet, di Breznev, di Tito, di Gomulka, di Ulbricht, di Marcos, di Milosevic e di tutti quelli di cui non si poteva e non si può far senza (Baffino, Veltroni e Berlusconi compresi).

Nessuno è inferiore, nessuno è superiore

Nessuno è inferiore al Presidente degli Stati Uniti d'America né superiore ad una qualsiasi colf filippina, magari entrata illegalmente in Europa, come non è inferiore o superiore ad alcun altro appartenente al genere umano.

Queste ultime due affermazioni derivano da una precisa interpretazione della condizione in cui noi tutti ci troviamo; interpretazione secondo cui, in ogni momento ogni individuo costituisce la personificazione di una delle innumerevoli possibili combinazioni di doti naturali, disponibilità di mezzi economici, collocazione geografica e storica, ruolo sociale, scelte precedenti proprie o di altri. Questi fattori, insieme ad altri che spesso sono del tutto casuali, si compendiano nella persona umana e ne costituiscono la sua momentanea "dote", gestendo la quale l'uomo vive, agisce ed opera scelte, generando così nuovi elementi destinati ad intervenire in future "combinazioni".

Per questo, il successo o l'insuccesso nella vita non possono essere elementi importanti della valutazione dell’operato di una persona, in quanto dipendono sempre in massima parte dalla "combinazione" di fattori esterni di cui l'individuo si è trovato ad essere la personificazione.

Per questo un qualsiasi Presidente degli Stati Uniti d'America (personificazione della combinazione dei fattori che lo hanno portato a ricoprire quella carica) non merita una considerazione superiore a quella di una qualunque colf o badante, che si è trovata a personificare una combinazione meno gradevole ed appagante di quei fattori.

Queste considerazioni e questi esempi non autorizzano il fatalismo: l'umanità intera può e deve intervenire sulla realtà attuale per far sì che tutti le "combinazioni" risultino accettabili ed aperte a prospettive migliori.

Queste stesse considerazioni costituiscono anche un invito alla sincerità ed alla trasparenza di vita. Il mostrarsi diversi da quel che si è, il raccontare frottole è di per sé esercizio faticoso (c'è da ricordarsi delle bugie dette e a chi siano state dette), e non può servire a mascherare la sostanza: che, per fortuna, siamo tutti limitati sia nelle nostre limitate capacità sia nella possibilità di dominare gli eventi in cui siamo coinvolti, … e di questo non c'è mai da vergognarsi.