Compartecipazione

La petizione che suggeriamo di inviare alle Camere chiede di premiare fiscalmente gli operatori economici che accettino di modificare i rapporti aziendali nel senso di instaurare una COMPARTECIPAZIONE di tutte le 'parti aziendali' alla ripartizione degli utili (ed anche dei passivi) prodotti.

Alla petisione formato PDF (click qui)

Ecco come dovrebbero essere impostate le relazioni industriali da INCENTIVARE.

Posto che il corretto funzionamento di una azienda dipende, oltre che dalle condizioni sociali, politiche e di mercato, da tre fattori: capitale, lavoro, organizzazione aziendale (gestione dell'impresa), è chiaro che devono essere queste tre "entità" quelle che debbono essere compensate coi proventi derivati dall'attività dell'azienda stessa.

Oggi, per tradizione consolidata, il lavoro viene compensato in misura definita dai contratti collettivi di lavoro, mentre capitale ed organizzazione aziendale, rappresentati al vertice dell'azienda in varie forme, spesso con confusione di ruoli, si dividono gli utili sulla base di accordi interpersonali diretti.

Noi riteniamo che questo schema possa essere modificato con risultati certamente positivi sia per la stragrande maggioranza delle aziende, sia per tutto il sistema economico nazionale.

Il nuovo schema dovrebbe divenire il seguente:

    il lavoro dovrebbe continuare ad essere compensato in misura definita da contratti collettivi di lavoro;

    il management dell’azienda dovrebbe essere pagata sulla base di contratti personalizzati sottoscritti dalla proprietà (magari nel rispetto di limiti riferiti ad una percentuale massima del prodotto lordo, definita nei contratti collettivi);

    il capitale dovrebbe essere compensato da rendite calcolate sul capitale investito e a tassi definiti in sede di contrattazione dei contratti collettivi di lavoro (magari con riferimento ad un tasso comunemente rilevabile);

    l’utile finale di gestione dovrebbe essere suddiviso tra dipendenti, management e capitale in percentuali (ad esempio) proporzionali all’ammontare complessivo dei compensi di cui ai tre punti precedenti, con eventuali correzioni da definire nella solita contrattazione per i contratti collettivi di lavoro;

    l’eventuale perdita di gestione dovrebbe essere suddivisa tra lavoratori dipendenti, dirigenza dell’impresa e capitale nella stessa proporzione secondo cui verrebbero suddivisi gli eventuali utili;

    (sarà anche utile che nel CdA delle maggiori aziende sia prevista una ben definita presenza di tutte le componenti aziendali).

Il tasso di rendimento di base del capitale investito, definito dal contratto collettivo di lavoro, dovrà sicuramente essere funzione delle necessità di capitalizzazione e del livello di rischio degli investimenti: elementi di giudizio che potranno essere diversificati in ragione del settore entro cui si svolge l'attività dell'azienda.

Una simile organizzazione delle relazioni industriali genererebbe una salutare convergenza di interessi, per cui anche i dipendenti sarebbero autentici protagonisti e partecipi dei destini dell'azienda in cui lavorano. Non si può sperare che si giunga ad una identificazione delle maestranze con le aziende, come succede in Giappone, ma certamente si migliorerebbe di gran lunga il ‘rispetto’ e la passione degli operatori aziendali per la propria fonte di sostentamento che diverrebbe "A GETTITO VARIABILE".

E i lavativi, ovunque si nascondano, non godrebbero più delle complicità ambientali di cui godono oggi.

Ed è proprio per il netto cambiamento dell'atteggiamento delle maestranze che pare altamente consigliabile il prevedere una INCENTIVAZIONE FISCALE PER CHI SI ORIENTI AD OPERARE QUESTO TIPO DI CAMBIAMENTO DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI DELLA PROPRIA AZIENDA.