Scheda 7 - Libertà di pensiero e di ricerca, diritti e limiti

Alla scheda precedente

7.1) - Ogni individuo ha il diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità sia come artefice che come semplice partecipante.

A nessuno può essere vietato di usare la propria mente, le proprie doti inventive, la propria sensibilità artistica, la propria capacità d'analisi. Di più: se venisse limitato in qualche modo il diritto ad usare la mente in libere elaborazioni, di qualunque genere, tutti gli altri diritti verrebbero a perdere valore, in quanto l'uomo verrebbe limitato nella sua essenza, quindi non sarebbe più compiutamente uomo.

A nessuno può essere vietato di esporre ed esprimere ciò che l'elemento caratteristico dell'uomo, la mente, ha prodotto in lui.

Però, purtroppo, con la scusa della produzione artistica spesso si è approvata l'esposizione di espressioni della stupidità e del cattivo gusto: è difficile difendere certe pseudo-espressioni artistiche, ma è anche difficile definire un limite rigido entro cui tutti si debbano muovere.

Resta compito degli Stati il definire una legislazione che regoli e definisca "storicamente" ed "ambientalmente" i limiti di serietà e buon gusto per l'accettabilità pubblica delle espressioni sedicenti culturali ed artistiche.

7.2) - Ogni individuo ha diritto al riconoscimento ed alla tutela degli interessi morali e materiali derivati da ogni sua produzione intellettuale, ma non può escludere la comunità dl godimento dei frutti della sua opera.

Chi ha la fortuna di essere dotato di particolari capacità inventive o artistiche deve avere la possibilità di ricavare un utile dalla relativa attività, anche per essere stimolato ad applicarsi.

È da dire, però, che deve esserci un limite all'esclusiva dei prodotti dell'ingegno: chi ha prodotto od inventato qualcosa è pur sempre un membro del genere umano, non può, quindi, prescindere dai suoi doveri di solidarietà nei confronti degli altri.

Anche su questo punto, come nel precedente, solo gli Stati possono fissare regole precise. È necessario, comunque, che siano rispettate le indicazioni precedenti.

Sarebbe anche utile che gli Stati, oltre che a dotarsi di una struttura che permetta la difesa degli interessi legati allo sfruttamento dei prodotti dell'intelletto, si munissero anche di norme e/o strutture in grado di vagliare i prodotti stessi e di farli fruttare, se validi, indipendentemente dal grado di coinvolgimento dei potentati economici nella "proprietà" di tali prodotti. In sostanza, non deve essere necessario che sia la Fiat a gestire un'idea per farla valorizzare: anche il prodotto del più sconosciuto dei cervelli, se valido, dovrebbe poter essere messo al servizio della comunità e dovrebbe essere adeguatamente compensato.

7.3) - Nessuno è autorizzato a compiere studi o ad eseguire esperimenti che mettano in pericolo la propria e la altrui incolumità.

C’è da avere paura: paura di quello che può succedere nei laboratori in cui si eseguono manipolazioni genetiche. C'è da chiedersi se siamo al sicuro dall'eventualità che, se lì si commettesse qualche errore, si possa correre il rischio di trovarci sparso sulla Terra qualche virus non distruttibile in tempi sufficientemente brevi per salvare la vita e la vivibilità del nostro Pianeta.

Forse è un timore esagerato, ma, in tema di coincidenze sfavorevoli, dev'essere ricordata la regola "se può succedere, prima o poi succederà!" (una delle celebri "leggi di Murphy" ...)

Questo timore è stato manifestato a sostegno della tesi che non tutte la applicazioni dell'intelletto umano e non tutti gli esperimenti devono per forza essere consentiti. Una buona dose di prudenza non guasterà mai, e questa prudenza deve essere imposta dagli Stati oppure dalle Organizzazioni Internazionali anche a dispetto di decisioni opposte degli Stati medesimi.

La società deve esigere una responsabile cautela soprattutto da studiosi e sperimentatori scientifici, in quanto gli effetti di esperimenti sfuggiti al controllo possono ricadere su tutta l'umanità presente e futura.

Insomma, deve essere chiaro che anche la scienza (come gli Stati) deve essere posta al servizio dell'uomo: non è accettabile che l'umanità possa essere considerata dagli scienziati solo come il più prestigioso insieme di cavie.

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