Scheda 6 - Diritto-dovere di concorrere al governo dello Stato

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6.1) - Ogni individuo ha il diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti, sia direttamente.

Anche se i teorici dei regimi assoluti del '700 erano di parere diverso, l'Essere Supremo (per chi crede) o Madre Natura (per chi non crede) non stabilisce chi debba governare un popolo.

Lo Stato, poi, non è a mezza strada tra l'uomo e Dio o comunque non è superiore agli appartenenti alla razza umana: lo Stato deve servire gli uomini ed agli uomini. Quindi tutti gli uomini, essendogli diretti superiori, hanno in sé sufficiente autorevolezza per partecipare alla sua gestione.

A priori nessuno può essere escluso, anche se è evidente che non tutti possiedono le doti necessarie per partecipare in prima persona a tale gestione.

È per questo che, nelle condizioni ottimali, deve essere possibile per chiunque proporsi per la gestione politica dello Stato (governo). E non dovrebbe e non deve nemmeno essere necessario entrare in quelle strutture perverse chiamate 'partiti'.

6.2) - La volontà popolare è il fondamento dell'autorità di gestione della cosa pubblica. In prima battuta, tale volontà deve essere espressa attraverso elezioni, effettuate a suffragio universale, a voto segreto, con autentica pluralità di candidature espresse direttamente dal popolo.

La diretta partecipazione al governo non può essere di tutti gli individui che compongono la comunità civile: la realizzazione di un regime assembleare renderebbe impossibile il prendere decisioni rapide ed efficaci come si richiede ad una struttura moderna, anche in considerazione della rapidità con cui oggi la società si evolve. È per questo che è necessario che il potere sia normalmente gestito da un numero limitato di persone scelte e delegate dal popolo.

A scegliere quelle persone, però, deve essere davvero il popolo, senza gli imbrogli, i sotterfugi e le prevaricazioni cui ci hanno abituato i partiti, responsabili dell'istituzione e del mantenimento di loro filtri, tesi a rendere illusoria l'affermazione della sussistente democraticità delle apparenti scelte popolari.

Quindi elezioni libere, libere davvero, con candidature scelte dai cittadini e non da pochi individui che si arrogano il diritto di selezionare i candidati e, quindi, di 'nominare' quei delegati. Elezioni da tenersi in una società pienamente e correttamente informata (perché abbia la possibilità di operare scelte a ragion veduta), ed elezioni che siano portate ad essere libere anche dal condizionamento della disponibilità di quattrini da parte dei candidati.

6.3) - In ogni modo, su qualsiasi argomento, i cittadini debbono conservare il potere di assumere le decisioni definitive.

Può capitare (E CAPITA MOLTO SPESSO) che la volontà popolare sia disattesa da chi sia eletto a cariche elettive, e l’eventuale assenza di mezzi istituzionalizzati di intervento del ‘popolo sovrano’ trasformerebbe (ed in effetti oggi trasforma) l’istituzione ostentatamente ‘democratica’ in una effettiva ‘dittatura’, seppure più o meno liberamente elettiva. Tutto questo

- sia perché è impossibile che in campagna elettorale siano trattati tutti i problemi potenzialmente emergenti nel corso della durata del mandato,

- sia perché è impossibile che un qualsiasi elettore sia d'accordo con TUTTO quanto propone la persona o la lista cui assegna il proprio voto.

Per questo, la democrazia delegata, se lasciata come unico metodo di espressione del potere popolare, diviene inevitabilmente una istituzionalizzata e legalizzata prevaricazione.

Per quanto sopra, la riduzione del ruolo dei cittadini a quello di mettere ogni cinque anni una croce su un pezzo di carta non può essere in nessun modo avallata né accettata: l’ultima parola deve sempre poter essere avocata a sé dai cittadini (al cui servizio DEBBONO porsi sia lo Stato sia le sue articolazioni).

Sull'argomento, poi, ci sarebbero da trattare anche i mortificanti espedienti messi in campo dalle oligarchie dominanti per rendere sostanzialmente inattaccabile la loro posizione da parte dei cittadini esterni ad esse, … ma andremmo fuori dallo scopo di questo scritto.

6.4) - I cittadini sono chiamati ad interessarsi della cosa pubblica e ad essere disponibili a farsi responsabilmente carico della sua gestione.

Al diritto di disporre collettivamente e paritariamente del diritto a gestire la cosa pubblica deve corrispondere l'adempimento di almeno due doveri:

- il dovere di essere disponibili ad assumere incarichi di responsabilità nelle istituzioni di governo locale o di livello superiore;

- il dovere di collaborare e partecipare alla formazione della politica, controllando gli eletti, proponendo soluzioni per i problemi della comunità, diffondendo la cultura dell'impegno e del rispetto civico della comunità, delle altre persone e dei loro diritti.

Non può essere accettato il comportamento di chi mugugni e critichi sempre, ma poi non sia disponibile a 'metterci la faccia' e l'impegno diretto, cioè a spendersi in prima persona.

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