15 - Definizione e ragion d'essere dello Stato

15.1) - Gli Stati sono strutture di servizio alle comunità che li formano, incaricate dai loro cittadini di organizzare la vita sociale in modo che sia semplice il partecipare ad essa.

Qui è esposta una definizione che sfata tutti i miti: un qualunque Stato non deve essere considerato come un totem dinanzi al quale si devono inchinare coloro che sono capitati a vivere nell'ambito della sua attuale giurisdizione territoriale, è solo una struttura di servizio la cui esistenza è necessaria per evitare che la gestione della vita dell'uomo torni ad essere una semplice applicazione della legge della giungla, nella misura in cui lo può essere stata ai primordi.

Gli Stati devono esistere se vogliamo che sussistano i semplici concetti di diritto e di dovere, in quanto qualsiasi affermazione di un diritto è subordinata alla esistenza di una struttura sociale che lo riconosca e disponga dei mezzi sufficienti a farlo rispettare, disponga, cioè, dei mezzi necessari ad imporre ai terzi il dovere di rendere possibile il godimento di tale diritto.

È vero che l'uomo può e dovrebbe riconoscere gli altrui diritti e compiere i propri doveri basandosi sull’adesione ai valori morali che dovrebbero motivarlo più della paura di una qualunque repressione, ma è anche vero che esistono egocentrici, egoisti e delinquenti di vario grado: per questo risulta impossibile la sussistenza di una organizzazione sociale basata interamente sul buon volere e sulla bontà d'animo degli individui, così come non è possibile che ogni individuo decida autonomamente tutte le regole di vita per sé e per coloro che hanno la ventura di interagire con lui.

Da qui la necessità della presenza della struttura-Stato, incaricata sia di regolare la vita della comunità (sintetizzando, esplicitando e facendo rispettare le regole mediamente accettate), sia di organizzare quei servizi che per loro natura non possono essere gestiti da privati cittadini.

15.2) - Gli Stati appartengono a tutti coloro che vivono stabilmente ed organicamente nell'ambito della loro rispettiva giurisdizione.

Poste le queste premesse, risulta evidente che uno Stato, che impone regole che debbono essere rispettate da tutti, non deve e non può essere espressione di una sola classe sociale, di una etnia, di chi professa una determinata religione, di chi propugna una ideologia.

Quando si è ridotto ad essere tale, lo Stato è divenuto in qualche modo strumento di oppressione in quanto funzionale solo ai desideri ed alle aspirazioni di coloro che più o meno correttamente intendeva rappresentare, trattenendo e trattando gli altri suoi cittadini come ostaggi.

15.3) - Gli Stati non detengono in sé la giustificazione del loro essere. Essa risiede solo nel loro servizio alla comunità.

È conseguenza diretta di quanto affermato appena qui sopra la convinzione che l'esistenza di uno Stato non avrebbe alcun senso al di fuori del suo servire alla comunità di individui che vivono nell'ambito della sua giurisdizione.

Uno Stato che non serve, nel senso più profondo della parola, è uno Stato che tradisce la sua ragion d'essere, è uno Stato che può e deve essere buttato alle ortiche.

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