Scheda 11 - Diritto alla sicurezza sociale e al lavoro. Doveri connessi.

Alla scheda precedente

11.1) - Ogni individuo ha diritto alla sicurezza sociale, per sé e per la propria famiglia e a godere di un tenore di vita sufficiente a garantirne la salute ed un minimo di benessere.

Ognuno di noi è chiamato a rispettare le regole che la società si è data per garantire ordine e funzionalità alla propria organizzazione e a compiere i propri doveri.

In cambio del rispetto delle regole, però, la società medesima è tenuta a farci godere di "vantaggi" commensurabili alla nostra rinuncia a comportamenti sregolati ed anarcoidi.

Il principale di questi "vantaggi" è la riduzione o l'eliminazione delle nostre preoccupazioni per il nostro domani. "Domani avrò da mangiare?" "Avrò un tetto?" "Potrò curarmi o, in caso di mia impossibilità di azione e scelta, sarò curato?" "Potrò gestire un minimo di ‘ricchezza’?" "Sarò in grado di partecipare alla vita della società di cui facciamo parte?"

La società civile deve organizzarsi avendo di mira lo scopo preciso di rispondere di si a tutte le precedenti domande. Ognuno di noi ha il diritto di pretendere che quello sia lo scopo primario cui deve tendere lo Stato di cui è cittadino.

11.2) - Nessuno può invocare le proprie libertà per giustificare un comportamento che metta in pericolo la altrui sicurezza sociale.

Questo è uno dei limiti alla libertà di gestione dei beni terrestri: nessuno può fruire di beni produttivi in modo da mettere in pericolo non solo la vita altrui, ma anche le altrui tranquillità e sicurezza.

La altrui sicurezza può essere messa in pericolo solo in caso di diretto drammatico conflitto con la sicurezza di pari livello del proprio nucleo familiare. Per chiarire: un qualunque Paperone non può mettere in pericolo il posto di lavoro di uno o più manovali perché rischia di guadagnare un milione di dollari in meno. Potrà mettere in pericolo tale posto di lavoro solo se sarà messa in pericolo la sua possibilità di procurare il necessario a Paperino, Qui, Quo e Qua!

È da sottolineare, poi, che la vera libertà dei singoli è fondata in gran parte sulla altrui sicurezza sociale: infatti è la mancanza di sicurezza sociale che può innescare eventi che diventano una minaccia alla libertà ed alla stessa vita di ciascuno.

11.3) - L'abuso dei sistemi di sicurezza sociale predisposti dagli Stati può giustificare l'esclusione dai benefici che tale sistema procura.

Normalmente, ogni Stato predispone sistemi di sicurezza e/o previdenza e si dota di leggi tendenti a proteggere i più deboli e poveri nonché gli ammalati.

Chi abusa di tali sistemi, gravando lo Stato, e quindi la comunità di oneri supplementari può essere escluso dal diritto di uso degli stessi.

I lavativi hanno diritto di vivere, ma debbono sapere che moralmente potranno godere di diritti solo proporzionalmente al loro impegno. Nei casi estremi si può giungere ad assimilare i lavativi ai ladri e a trattarli come tali!

11.4) - Ogni individuo ha diritto al lavoro, autonomo o dipendente, alla libera scelta dell'impiego, a giuste condizioni di lavoro e alla protezione contro la disoccupazione. Ogni individuo ha il dovere di operare con serietà, correttezza ed impegno sul suo posto di lavoro. Il godimento di questo diritto e l'adempimento di questo dovere sono indissolubilmente legati tra loro.

Ogni individuo ha diritto al lavoro, non solo per averne un utile economico che gli consenta di mantenere un decoroso livello di vita per sé e per la propria famiglia, ma anche perché solo attraverso la produzione di cose o servizi o attraverso la elaborazione di idee l'individuo stesso afferma la sua esistenza al mondo. Non è, quindi, solo una questione economica: ci sono forti implicazioni di carattere filosofico e morale.

Ognuno ha diritto-dovere di scegliersi il lavoro per cui si sente più idoneo o che gradisce di più, in quanto si presume che chi svolge un lavoro liberamente scelto possa svolgerlo nel migliore dei modi.

Ogni individuo ha diritto al lavoro, ma quando è sul posto di lavoro deve lavorare seriamente!

È immorale che sfruttando parti della legislazione che difendono il diritto al posto di lavoro ("giusta causa", inamovibilità dei dipendenti pubblici, ecc.) ci siano sedicenti lavoratori che si fanno vanto di non fare nulla, di conservarsi per il secondo lavoro o per gli hobbies del tempo libero.

Chi non lavora coscientemente deve sapere che può essere lasciato a casa, salvo dover risarcire i danni per il tempo che è stato gettato al vento per insegnargli un mestiere!

11.5) - Nel proprio Paese, ogni individuo ha il diritto di accedere in condizioni di uguaglianza ai posti di lavoro pubblici e privati, anche se appartenente a minoranze linguistiche, religiose, etniche.

"Nel proprio Paese "... è un privilegio comprensibile in quanto è naturale che si debba privilegiare chi fa parte da sempre di quella comunità nazionale che ha "pagato" il posto di lavoro. Questa priorità è accettabile, ma non deve orientare all'esclusione aprioristica degli stranieri dai posti di lavoro: la solidarietà non può essere mai dimenticata.

È ovvio che chi appartiene a minoranze linguistiche non deve pretendere che tutti gli altri colleghi operatori o pubblico servito si adeguino e parlino nella sua lingua: è lui che deve adeguarsi!

11.6) - Essendo disoccupato, nessuno ha il diritto di rifiutare un qualsiasi ordinario lavoro che sia ragionevolmente in grado di svolgere dichiarandolo estraneo alle proprie scelte.

Il concetto deve essere chiaro ed accettato da tutti: i lavativi devono essere considerati a livello dei ladri!

Nessuno può rivendicare il suo diritto a scegliersi il lavoro per restare inoperoso quando il ruolo socioeconomico che col lavoro tende a ricoprire è già coperto a sufficienza. Questo perché non esiste lavoro tanto umile da costituire una vergogna per chi lo svolge e non esiste lavoro inutile per il bene della società.

11.7) - Ogni individuo ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.

Questo indipendentemente dal fatto che sia raccomandato di ferro o extracomunitario clandestino, uomo o donna, ecc. ...

11.8) - Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso ed alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana; tale retribuzione dovrà essere integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.

La comunità, rappresentata dallo Stato, può e deve integrare il compenso di cui sopra in funzione della situazione familiare del lavoratore, in modo da far sì che essa diventi sufficiente al dignitoso sostentamento della famiglia del lavoratore.

11.9) - Ogni individuo ha il diritto di fondare sindacati o associazioni di categoria o di aderirvi per la difesa dei propri legittimi interessi.

La vita sociale non è rose e fiori. I contrasti di interessi sono inevitabili come i contrasti di opinione.

È evidente che tra le ragioni dello stare insieme, oltre alle scelte culturali e filosofiche, ha pieno diritto ad esserci la difesa di interessi comuni.

Il sindacato (o associazione di categoria) non dovrebbe, però, difendere sempre e ad ogni costo il suo associato e rivendicare sempre e solamente i diritti del medesimo: il sindacato dovrebbe sentire come proprio anche il dovere di invitare alla riflessione i propri iscritti e di invitarli a comportarsi correttamente nei confronti della struttura sociale di cui fanno parte.

11.10) - Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò sia una ragionevole limitazione dell'orario di lavoro sia il godimento di ferie periodiche retribuite.

Il lavoro produttivo non è l'unica attività dell'uomo: l'uomo ha una famiglia, ha amici. L'uomo vuole muoversi, conoscere il mondo in cui vive.

L'uomo deve "vivere" e deve, anche, essere particolarmente attento alla propria salute.

Per questo l'uomo deve disporre di una quantità di tempo sufficiente per riposare, per avere una vita di relazione fuori dall'ambiente di lavoro e per reintegrare le energie fisiche e nervose spese nel lavoro.

11.11) - Ogni individuo ha il dovere di riposarsi. Egli deve agire sempre in modo da presentarsi sul posto di lavoro al meglio delle sue condizioni.

Il riposo è un dovere, come è un dovere la difesa della propria vita.

Non è corretto che ci si presenti al lunedì mattina sul posto di lavoro più stanchi di quanto si fosse stanchi prima del week-end.

Non è corretto che con la scusa di "svagarsi" si metta a rischio la propria vita con scorribande notturne a largo raggio.

Il riposo deve essere principalmente riposo, relax! Deve essere difesa della propria integrità fisica, deve essere recupero di energie fresche da spendere nella attività di tutti i giorni.

11.12) - Ogni individuo ha il dovere di rispettare il riposo altrui.

In questo momento qualcuno sta riposando.

In qualunque momento qualcuno sta riposando, ed è doveroso "collaborare" con lui nel modo migliore possibile, rispettando il suo diritto a riposarsi.

Per questo, in qualunque momento bisogna evitare di immettere nell'atmosfera o nel suolo perturbazioni che, percepite da chiunque stia riposando, lo possa togliere dalla sua condizione.

Il principale riferimento è al rumore: non deve essere mai considerato un diritto il produrre rumori evitabili, anche in pieno giorno, quando la stragrande maggioranza degli individui è in piena attività, e questo perché nessuno di noi è in grado di sapere quali siano gli orari di chi si trovi nelle vicinanze della potenziale sorgente di inquinamento sonoro. Turnisti, guardie notturne, postini, ferrovieri ... ci sono decine di categorie che hanno orari sballati rispetto a quelli della maggioranza dei componenti la società e TUTTI hanno il diritto di essere lasciati in pace quando riposano. 

... e tutto questo senza contare gli ammalati!!

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