Scheda 1 - Uomo e società civile

1.1) - Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali di dignità e diritti, ma incapaci di provvedere da soli alle proprie necessità.

Deve essere chiaro fin dall'inizio: il singolo uomo è l'elemento di base della società umana, è libero, ha pari dignità di tutti gli altri uomini ma, da solo, non è nessuno.

E non è nessuno non solo se considerato sotto l'aspetto materiale di essere vivente, è una nullità anche come entità morale, come identità: solo perché esiste la società civile e perché è in essa inserito ognuno di noi è quel che è, può sperare di migliorare la sua posizione, può sperare di poter raggiungere un ragionevole livello di sicurezza personale e sociale.

Se non esistesse la società organizzata in cui viviamo, nessuno di noi sarebbe "dottore", "presidente", o semplicemente milanista o juventino, oppure cicloamatore o pescasportivo, nessuno farebbe il turista o trascorrerebbe un bel week-end.

Nessuno potrebbe organizzare una propria attività economica fuori dal suo raggio visivo, in quanto nessuno saprebbe come riconoscere a qualcun altro un particolare ruolo, non esistendo una struttura economico-sociale entro cui si siano differenziate attività e compiti dei componenti.

1.2) - Essi cominciano immediatamente a contrarre debiti nei confronti della comunità umana che li accoglie e sono tenuti ad onorare con la vita e nella vita questi debiti.

Ogni uomo, quando nasce, se non fosse curato, alimentato, sorvegliato non avrebbe scampo.

Fin dai primi giorni di vita ed in varie forme, ad ogni uomo viene trasmessa l'esperienza di coloro che sono nati prima di lui, viene insegnato qualcosa che gli facilita la vita.

È doveroso, quindi, che egli sia reso cosciente del fatto che sia la sua esistenza in vita sia il primo sviluppo delle sue capacità personali sono dovuti alla cura di qualcun altro: famiglia o (purtroppo) società, comunque qualche altro appartenente al genere umano.

È indispensabile che ogni uomo sia ben cosciente che se non esistesse la società civile nessuno potrebbe sperare di diventare un po' meno povero (se lo è), nessuno potrebbe avere obiettivi diversi da quello della pura sopravvivenza.

Se non esistesse una struttura sociale, la legge della jungla sarebbe la legge normalmente in vigore (ancora di più di quanto non lo sia adesso), e non solo in senso figurato. Nessuno potrebbe sperare di riposare: quotidianamente, fino allo stremo delle forze, ognuno di noi dovrebbe solo cercare un cibo, un riparo e non potrebbe sperare di sopravvivere ad una malattia che gli impedisca di agire per un mese.

1.3) - Ogni uomo è dotato di ragione e di coscienza, seppure di tipo e di livello diversificati in funzione di età, doti naturali e formazione ricevuta

L'uomo è dotato di coscienza e ragione.

La forma mentis e la sensibilità della coscienza di un uomo sono frutto dell'ambiente in cui l'uomo stesso si è formato, oltre che delle sue attitudini e capacità. È inutile ed errato, quindi, pensare di poter di trovare uniformità assoluta di comportamenti e di regole di vita su tutta la Terra ed in ogni tempo.

L'uomo è dotato di ragione, cioè è capace di estrapolare le sue conoscenze e le sue esperienze prefigurando scenari di vita diversi da tutti quelli in cui si è trovato a vivere, ed è capace di ricavare istruzioni operative da queste estrapolazioni.

Questa capacità di estrapolare (o il livello cui è pervenuto lo sviluppo di questa dote) distingue l'uomo dagli altri esseri viventi.

1.4) - La rinuncia all'uso della ragione o un suo uso parziale e scorretto è atto contro l'umanità intera.

L'uomo è dotato di ragione e coscienza.

Nessuno vuole dubitare della parola dei padroni di cani geniali o di gatti furbissimi, però è possibile e corretto affermare che la ragione e l'intelligenza proprie dell'uomo sono di un'altra categoria rispetto a quella degli altri abitanti della Terra.

Se quanto appena affermato fosse vero (e lo è!), è inconcepibile che un individuo rinunci ad una peculiare caratteristica sua e della sua specie per pigrizia o trascuratezza, invece di svilupparla per caratterizzarsi ancor più e per ribadire il suo pieno diritto ad essere rispettato per quello che è, per quello che la natura gli ha dato, per il ruolo che ricopre non solo nella società, ma addirittura nel mondo vivente; l'umanità intera è danneggiata e costretta a subire le conseguenze del fatto che anche un singolo rinunci alla propria "umanità" o la degradi. I suoi contemporanei, infatti, devono supplire al vuoto che egli lascia nella compagine sociale e, addirittura, i suoi discendenti potrebbero trovarsi tare e malattie a causa dell'irresponsabile suo comportamento.

1.5) - Ogni individuo deve agire nei confronti degli altri in spirito di fratellanza, collaborazione e solidarietà. 

Ogni individuo, al suo apparire, è riuscito a sopravvivere grazie alla solidarietà di altri esseri umani. Il minimo che gli si possa chiedere è il suo essere solidale con coloro che lo circondano, per ricambiare correttamente quanto ha ricevuto.

1.6) - Ogni individuo deve contribuire al progresso dell'umanità interpretando nel migliore dei modi il ruolo che è chiamato a ricoprire per le sue capacità e per tutto ciò che gli è messo a disposizione dalla famiglia, dalla società, dal caso o dalla sua attività precedente.

Il suo dovere generale di essere solidale con l'umanità intera obbliga ogni uomo a compiere nel migliore dei modi i propri doveri spiccioli.

Questo perché ogni uomo è in qualsiasi momento una combinazione UNICA di luogo, tempo, doti personali, condizioni fisiche, disponibilità di mezzi ecc., ecc., quindi nessun altro può realizzare in quel momento ciò che può essere realizzato da lui.

E non è un riferimento solo ad attività di tipo economico e/o sociale: la vita non è solo quello. Esistono anche doveri di vita di relazione coi propri familiari, i propri vicini, doveri che difficilmente potranno essere definiti compiutamente, ma che ognuno di noi sente di non potere eternamente trascurare in quanto fanno parte integrante della nostra vita.

1.7) - Ogni individuo ha il dovere di contribuire al progresso dell'umanità anche impegnandosi a pretendere per sé meno di quanto sia disposto a dare.

Il progresso dell'umanità esiste solo se almeno una parte degli uomini consuma meno di quanto produce: questo è il principio fondamentale che deve essere assunto a riferimento per ogni comportamento "politico" dell'uomo.

Se ci riferissimo solo al progresso ed al benessere materiale, il principio citato sarebbe lapalissiano: se tutto quanto una generazione produce venisse dalla stessa consumato, non resterebbe traccia del passaggio sulla Terra di quella generazione, e l'Umanità risulterebbe, complessivamente, addirittura più povera e più sporca per il depauperamento delle risorse naturali causato dallo sfruttamento di risorse non rinnovabili per produrre i beni consumati e per la presenza dei resti dei beni stessi.

Il discorso si può estendere anche all'evoluzione del pensiero, della cultura e della coscienza dell'uomo.

Teorie, movimenti e mode che indirizzino il comportamento dell'uomo alla mera rivendicazione di beni e diritti di cui fruire sono stati e saranno il cancro della società, in quanto, proprio come fa il cancro nel corpo di coloro che ne sono malati, il loro affermarsi provoca l'assorbimento di energie vitali in attività inutili, senza avvenire e spesso addirittura dannose.

A lungo andare, impietosa, la storia fa giustizia di queste teorie e di questi movimenti, ma intanto essi lasciano abbondanti tracce di dolore, sofferenza, sangue (la Storia, ora, si sta pian piano preparando a presentare il conto all'Italia della furbizia, dell'arrangiamento, del disimpegno, della frode, dell'ossessiva rivendicazione, a quell’Italia che è stata portata ad accettare di accumulare un complessivo "buco" di oltre duemila miliardi di Euro nelle finanze pubbliche ...).

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